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‘L'anima del metallo’: le opere d’arte dell’artista Roberto Berrugi

Palazzo Orlando ha ospitato una mostra nella quale la componentistica delle auto vive una seconda giovinezza

Data: 19/11/2018

‘L'anima del metallo’: le opere d’arte dell’artista Roberto Berrugi

Esordire a 80 anni suonati, con l’entusiasmo di un ragazzino alle prime armi. Roberto Berrugi, ex carrozziere in pensione con una passione sconfinata per tutto ciò che sono motori e affini, incarna perfettamente la filosofia della ‘seconda giovinezza’. Quella che, attraverso la sua personale visione artistica, dona nuovamente alle parti ormai vecchie, usurate e in disuso di vetture e moto. “Siamo abituati a pensare al metallo come a un materiale indistruttibile, forte e indissolubile. Eppure racchiude in sé le sue debolezze, può essere attaccato e si usura in fretta” spiega l’artista, che con 'L'anima del metallo' ha esposto per poco meno di un mese circa negli spazi messi a disposizione all’interno dello storico palazzo Orlando in zona Porta a Mare. 

Sono stati oltre 2.500 i visitatori che si sono alternati davanti alle tante opere, in una passerella promossa e organizzata da Acs Art Center e realizzata grazie al sostegno di Bcc Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci.

“Nella fucina di Efesto, divinità greca della metallurgia, il metallo rinasce grazie alle possenti mani del sapiente titano, che lo plasmano e lo modellano, dando luce a creazioni avveniristiche – ha spiegato Berrugi - Io prendo ciò che è stato logorato dal tempo e per cercare di dargli una nuova forma, in un certo senso gli restituisco nuova vita”. Raccogliere vecchi componenti automobilistici e trasformarli in opere con un loro senso e una loro suggestione: un’idea concretizzatasi nella pratica solo intorno al 2012 ma maturata lentamente da molto tempo prima nella testa dell’artista, nel corso del suo esercizio professionale da veterano della carrozzeria. “Già nel 1973, mi recai a La Vegas per assistere dal vivo alla Fiera Mondiale dell’attrezzatura. E poi sono stato uno dei primi in Italia a dotarmi di banchi adatti per la riparazione di chassis degli autotreni – racconta Berrugi, che una volta raggiunta la giusta età anagrafica ha ceduto nelle fidate mani del figlio Luca l’attività ben avviata – Poi, dieci anni fa circa, sono andato in pensione mi sono ritrovato con molto tempo libero così ho iniziato a fare il giro delle officine per raccogliere i ricambi vecchi da cui hanno origine le mie creazioni. Porto nel mio studio il materiale, lo posiziono a terra, lo osservo e comincio a immaginare come poter assemblare i pezzi. In tutto questo mia moglie ha un ruolo molto importante, mi aiuta anche con critiche e mi dà molte dritte.

Berrugi ha realizzato oltre 100 opere e, di queste, oltre sessanta sono in mostra. “Quando ho iniziato a produrre, sono stato agevolato dal fatto di poter sfruttare gli spazi e le attrezzature dei capannoni della carrozzeria. Una sorta di laboratorio a costo zero. In seguito, per conservare adeguatamente le opere, mi sono dotato di uno showroom. E comunque, vista la mia prolificità, devo ospitarne sempre qualcuna a casa mia…”   

L'oggetto ritrovato e l'ispirazione costituiscono un approccio diretto per l'artista, che crea opere dalla linea produttiva mai banale unendo insieme il freddo metallo e il pensiero poetico. Il metallo, recuperato da componenti automobilistici di scarto, grazie a un lavoro chirurgico, torna a vivere mostrando la sua anima parallela, troppo spesso costretta da vincoli meccanicistici imposti. Diventa sensuale, provocante e ammiccante, denso di estetica funzionale e intriso di una quadratura longilinea e leggiadra. 

“La mia parte preferita sulla quale lavorare? Senza dubbio, i radiatori – confessa Berrugi - Offrono spunti infiniti perché assumono le forme astratte più varie, che piacciono molto ad architetti, designer, arredatori”.  

La mostra si è articolata in un percorso suggestivo che trasformava, pezzo dopo pezzo, l'ideale di staticità e il concetto di obsoleto in un sistema di nuove fusioni e forme in uno sfrenato sogno di pareidolia, ovvero l'illusione subcosciente che ci porta a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali, come in questo caso) dalla forma casuale. Le forme definite e originali degli automi mitologici e delle armi tecnologiche sembrano riesumati da archeologi del futuro. I vecchi radiatori raccontano, come piegati dal vento, onde increspate di un mare in burrasca e vele rapide e alte di una futuribile epica metallica. E poi ci sono gli animali e gli strumenti musicali, e ogni altra suggestione della quale l'occhio dello spettatore sia in cerca.

“L' ‘Anima del metallo’ ha raggiunto un successo di pubblico sorprendente, tenendo conto che Berrugi in buona sostanza è sconosciuto ai livornesi e che le splendide sale di palazzo Orlando sono purtroppo uno spazio forse meno noto di altri alla cittadinanza. Anche la reazione dei critici poi è stata positiva” spiega Alessandro Schiavetti, curatore della mostra già andata in scena anche nei luoghi del cuore dell’artista, in quel di Cecina. 

 

A questo link, potete visionare un'ampia gallery di immagini della mostra 

 

Nella foto: un dettaglio di un'opera a tema auto/motori realizzata da Berrugi