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Le dichiarazioni del Presidente di Automobile Club Livorno, Marco Fiorillo, pubblicate su Il Tirreno.

Il presidente dell’Aci: «Non si può pensare che costruita la pista tutti vadano in bici».

Data: 21/10/2022

Le dichiarazioni del Presidente di Automobile Club Livorno, Marco Fiorillo, pubblicate su Il Tirreno.LIVORNO. Marco Fiorillo, presidente dell’Aci di Livorno, non la manda a dire: quella pista non s’aveva da fare. A suo giudizio, è praticamente inutile. Questo, nella sintesi. Ma prova, Fiorillo, ad argomentare la tesi che, il Tirreno riporta fedelmente. «Noi, come Automobil Club, figuriamoci se ci mettiamo in una posizione contro a prescindere. Ma, come in tutte le cose, bisogna scontrarci con la realtà e con le caratteristiche che ogni città presenta. Le piste ciclabili, se influiscono sulla vivibilità, sul lavoro, su tutto ciò che riguarda l’impatto sulla comunità, sono da ripensare o comunque da fare in un altro modo. Non è che se si devono fare, si fanno ovunque». Comincia a parlare nello specifico della ciclabile di Via Galilei. «Lì, che c’è una scuola si sapeva, così come si doveva immaginare che il beneficio sarebbe stato inferiore alle aspettative. Ci sono ragazzi che vengono da Quercianella, Collesalvetti, Montenero. Molti di loro arrivano motorizzati. Non si può pensare che fai la pista pista e dici: “da domani, vieni in bici”. Non funziona così. Il problema, prima si analizza alla radice e si interviene poi per gradi». Sì, ma la pista, ormai c’è, il sindaco e l’assessora, sono stati chiari. Resta. «È una cosa che, mossa da buone intenzioni, ha finito col partorire l’effetto boomerang; e adesso ci si vuole inventare una serie di palliativi. Ci si appella, addirittura all’educazione ed alla disciplina del parcheggio. Che, peraltro, è anche cosa giusta. Ma prima, si fanno le infrastrutture, quindi si pensa a dove far parcheggiare i mezzi che un tempo potevano stare lungo la strada e poi, si fa la ciclabile.» Insomma, le lamentele relative a questa situazione sono tornate prepotentemente alle cronache di questi ultimi giorni. «Ma si sentivano e si sapevano da tempo - continua il presidente Aci Livorno - ma nonostante tutto si è preferito girare le spalle ad una problematica che andava affrontata fin da subito. La soluzione non è quella della rimozione forzata, la pioggia di multe, o la ricerca di stalli e neanche le provvisorie soluzioni tampone». Fiorillo, prova a dare la sua ricetta. «Quello che veramente occorreva e occorre fare è dare e fare educazione stradale fin dai primi cicli di scuola e non quando i ragazzi sono già alla guida di un motorino. Troppo tardi. Si deve iniziare dall’asilo, consolidando il pensiero alle elementari, ampliandolo e motivandolo alle medie per poi farne realtà alle superiori. Imporre non ha mai pagato. La politica che paga è educare. A noi di Automobile Club di Livorno non ci piace dire “lo avevamo detto” ma siamo quasi obbligati a farlo. Lo avevamo detto che la pista ciclabile in via Galilei era totalmente inutile e che i ragazzi avrebbero continuato ad usare il motorino. Alle nostre perplessità e ai nostri dubbi, arrivò in risposta che il sondaggio on line, lanciato sul sito del comune, aveva riportato un responso incoraggiante per procedere concretamente alla realizzazione di nuove piste ciclabili. Ma la realtà di quel che è accaduto e del malcontento che c’è, forse ci suggerisce altro». Sempre su Il Tirreno un significativo approfondimento: «Educazione stradale: da un anno aspettiamo risposte dal Comune» Livorno Fiorillo aggiunge sul tema dell’educazione stradale. «Dall’ottobre scorso, Aci Livorno, attende di incontrare l’assessora alla mobilità Cepparello. In ballo, un bel progetto fda sviluppare insieme al comune sull’educazione stradale rivolta a ragazzi che già guidano gli scooter ed anche a quelli che devono prendere la patente. Un progetto di grande utilità publica che non ha ancora messo le gambe, in attesa di un appuntamento. Noi , aspettiamo ancora un po'. Ma potremmo pensare alla fine di organizzarlo da soli. Intanto, fossimo partiti, forse, gli scivoli per disabili fuori dall’Iti, non sarebbero stati ostruiti. I ragazzi, se gli si insegna a essere meno distratti e a tener conto delle esigenze dei più fragili, sono più sensibili di noi adulti.